Cassazione

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Altre segnalazioni di Malasanità da parte degli utenti.
Egregi Avvocati,
“Vi scrivo non per richiedere un consulto o cose simili, ma per farvi i miei complimenti, per la notizia segnalata sul problema del toner. Al posto di vedere quella notizia della Sentenza di Cassazione connessa su siti della prevenzione, la si recepisce su siti di avvocati come il Vostro. Dovete sapere che anche io ho ottenuto un riconoscimento di MP connesso, e c’è anche un’altra sentenza positiva, se non erro del Tribunale di Lanciano e, sto inviando numerose mail a giornali, dottori di mia conoscenza in quanto è da anni che segnalo tali problematiche e ci sono diverse malattie connesse con utilizzo di fotocopiatrici. Ovviamente sono a disposizione se volete altre informazioni connesse.”
Saluti con stima Francesco Rollo

Toner Killer

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Danno da stampante: l’uso eccessivo causa leucemia

Toner-killer usato dalle stampanti, fotocopiatrici e fax che contengono lo stirene.

Un’esposizione eccessiva alla stampante può causare la leucemia. Ma non solo. Anche l’utilizzo della carta del fax e di alcune fotocopiatrici. Possibile? Sì, e solo ora si inizia a sapere. Questo perché tali apparecchi utilizzano, come inchiostro, il toner e dentro il tuner si nascondono delle polveri nocive, una delle quali è lo stirene che causerebbe appunto il cancro. La questione, per quanto sorprendente, è anche allarmante perché si tratta di apparecchi comuni, utilizzati da tutti noi, negli uffici, nelle scuole, negli studi e in alcuni negozi dove proprio c’è “l’addetto alle fotocopie”. Insomma, se è vero che viviamo in un mondo circondato di pericoli, è vero che non finiamo mai di conoscerli. Ad accorgersene per primi, ovviamente, sono stati i centri di ricerca internazionali ma ora la questione rischia di diventare un caso nazionale: questo perché, proprio qualche ora fa, è stata pubblicata una sentenza della Cassazione [1] con cui è stato riconosciuto il risarcimento del danno ai familiari di un lavoratore deceduto proprio a causa del toner e, quindi, dello stirene contenuto nella fotocopiatrice al cui impiego era preposto. Ma procediamo con ordine e scopriamo di più del cosiddetto danno da stampante e perché l’uso eccessivo causa la leucemia. Si tratterebbe di una normale – benché tragica – causa di servizio quella che ha visto gli eredi di un dipendente chiedere, al relativo datore di lavoro, un risarcimento di 200mila euro a testa se la causa del decesso non fosse niente poco di meno che una banale fotocopiatrice. Non una fotocopiatrice particolare, che magari ha subito un corto circuito o che non era stata messa a norma, ma una fotocopiatrice come tante le altre sul mercato, ma con una piccola e terrificante caratteristica: il toner contiene lo stirene. La questione legata alla pericolosità del toner è un problema che ci accompagna da sempre e per molti “addetti ai lavori” è un fatto tutt’altro che ignoto. Ma si tratta della solita élite di studiosi. Oggi, invece, la sentenza della Cassazione pone questa tematica in condivisione con il vasto pubblico, ed è bene darle altrettanta diffusione.

Il toner è una polvere fine e sottile, che contiene particelle di carbone, ossidi di ferro e resina. Oltre a queste, gli studi hanno rilevato l’emissione, da parte delle apparecchiature di stampa, di altre componenti più dannose e persino cancerogene: il benzene, la formaldeide, lo stirene e l’ossido di titanio.

L’eccessivo contatto con le polveri sottili dei toner per stampanti, fax e fotocopiatrici può portare il cancro

In dosi basse, lo stirene causa irritazioni transitorie delle mucose congiuntivali e nasali, cefalea, sonnolenza. Nei casi peggiori porta la leucemia. Il contatto con tali sostanze può avvenire tramite inalazione, semplicemente stando vicino alla macchina fotocopiatrice o alla stampante, ma anche per contatto con queste polveri, nel momento cioè in cui si toccano le stampe. Ma anche a macchina spenta sembrerebbe che i rischi non siano del tutto esclusi visto che queste micropolveri navigano nell’aria. Ma a chi spetta risarcire gli eredi per il toner killer della focopiatrice o la stampante? A sorpresa non è la ditta produttrice dell’hardware, né quella che ha confezionato lo stesso inchiostro. Spetta invece al datore risarcire gli eredi del dipendente morto di leucemia mieloide cronica a causa della fotocopiatrice. E ciò perché spetta all’azienda tutelare le condizioni di salute dei propri dipendenti. Condizioni che deve conoscere attraverso un apposito piano di sicurezza redatto da personale esperto, che non può ignorare – da oggi in poi ancor di più – che i toner sono cancerogeni. Il dipendente per anni addetto al funzionamento e alla manutenzione della macchina ha contratto la malattia con l’esposizione alle sostanze chimiche pericolose contenute nel toner, ad esempio lo styrene. Ed è per questo che i suoi familiari saranno risarciti. E se ciò non bastasse, per il datore di lavoro può scattare anche la condanna penale per omicidio colposo.

(estratto da cit. La legge per tutti)

Calo Aborti

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Aborti scesi sotto quota 85 mila, merito anche della contraccezione d’emergenza.

Prosegue il trend in diminuzione degli aborti, anche se con entità minore rispetto al boom del calo delle IVG registrate negli anni precedenti. Nel 2016 il numero di IVG è stato pari a 84.926, segnando un meno 3.1% rispetto all’anno precedente quando ne erano state registrate 87.639. In numeri, ben 2.713 aborti in meno. Le IVG calano soprattutto nelle Regioni dell’Italia centrale (-4,8% rispetto al 2015), seguite dalle quelle del Sud (-4,4%) e dalle Isole (-4%). Nelle Regioni del settentrione invece, nel 2016, il numero degli aborti diminuisce solo dell’1,4% rispetto all’anno precedente.
 
Continua l’effetto “pillola dei 5 giorni dopo” anche nel 2016, l’andamento di questi ultimi anni, potrebbe essere almeno in parte collegato alla determina Aifa che ha cancellato l’obbligo di ricetta di ellaOne per le donne maggiorenni. Un effetto positivo anche sugli aborti clandestini che secondo stime recenti sarebbero in calo anche grazie alla possibilità di acquisto della contraccezione di emergenza senza prescrizione.

Sostanzialmente stabile, ma comunque alta l’obiezione di coscienza tra gli operatori, che anzi aumenta dello 0,4% tra i ginecologi (70,9% nel 2016; 70,5% nel 2015) e dell’1,3% tra gli anestesisti (48,8% nel 2016 rispetto al 47,5% nel 2015).
Rimane il fatto che le IVG vengono effettuate nel 60.4% delle strutture disponibili, con una copertura adeguata, tranne che in Campania, Regione che vede comunque diminuire il numero degli aborti e nella P.A. Bolzano, dove invece sono in aumento. Ma il ministero, anche quest’anno, conferma: “Non emergono criticità nei servizi”.
 
Questi i numeri più significativi contenuti nella Relazione trasmessa al Parlamento dal Ministero della Salute, il 27 dicembre scorso, e pubblicata oggi sul portale del Ministero, con i dati definitivi del 2016 sull’attuazione della L.194/78 che stabilisce norme per la tutela sociale della maternità e per l’interruzione volontaria della gravidanza (IVG).
 
Relazione che, in vista del compimento dei 40 anni dalla approvazione della legge 194, il prossimo 22 maggio, su iniziativa del ministro della Salute Beatrice Lorenzin, si presenta corredata con un focus realizzato dall’Istat su questo lungo periodo di applicazione della legge. Una chiave di lettura che contestualizzando la raccolta dati contenuta nelle relazioni annuali al Parlamento con i cambiamenti più significativi avvenuti nel Paese, considera le caratteristiche delle generazioni di donne che si sono succedute, seguendone il percorso di vita riproduttiva, che va dai 15 ai 49 anni.
 
Ecco i principali dati della nuova Relazione sulla 194.
Come abbiamo visto il numero degli aborti cala del 3,1% rispetto al 2015, anno in cui le percentuali di diminuzione rispetto all’anno precedente avevano raggiunto un -9,3% Quindi, per il terzo anno di seguito il numero totale delle IVG  stato inferiore a 100mila e più che dimezzato rispetto ai 234 ̇801 del 1982, anno in cui si riscontrato il valore più alto in Italia. Diminuzioni percentuali particolarmente elevate si osservano in Campania (-8,7%), Lazio (6,1%), PA di Trento (-5,8%) e Valle d’Aosta (-5,4%) soprattutto nella seconda parte dell’anno. In controtendenza la PA di Bolzano (+8.9%) e il Molise (+11.8%).
 
Prosegue l’effetto ‘pillola dei 5 giorni dopo’. E anche nel 2016, la relazione sottolinea come l’andamento di questi ultimi anni, come già rilevato lo scorso anno, potrebbe essere almeno in parte collegato alla determina Aifa del 21 aprile 2015 (Gu. n.105 dell’8 maggio 2015) che elimina, per le maggiorenni, l’obbligo di prescrizione medica dell’Ulipristal acetato (ellaOne), contraccettivo d’emergenza meglio noto come “pillola dei 5 giorni dopo”.
I dati Aifa delle vendite dell’Ulipristal acetato (ellaOne), continuano a mostrare, infatti, un incremento significativo nel 2015 rispetto agli anni precedenti (7.796 confezioni nel 2012, 11.915 nel 2013, 16.797 nel 2014 e 145.101 nel 2015), con un aumento anche nel 2016, ma più contenuto (189.589 confezioni).
 
Tutti gli indicatori confermano il trend in diminuzione:il tasso di abortività (numero di IVG per mille donne tra 15 e 49 anni), che rappresenta l’indicatore più accurato per una corretta valutazione della tendenza del ricorso all’IVG, è stato 6.5 per mille nel 2016, con una riduzione dell’1.7% rispetto al 2015, quando era 6.6 per mille, e si conferma fra i valori più bassi a livello internazionale. Era 16.9 nel 1983.
 
Il rapporto di abortività (numero delle IVG per 1000 nati vivi) nel 2016è risultato pari a 182.4 per mille, con un decremento dell’1.4% rispetto al 2015, quando era 185,1 e del 51.5% rispetto al 1983 (quando era 381,7).
 
Donne straniere: Ivg stabili, ma in diminuzione negli ultimi 3 anni il ricorso alle IVG. Un terzo delle IVG totali in Italia continua ad essere a carico delle donne straniere, ma dopo un aumento importante nel tempo, gli aborti tra le straniere si sono stabilizzati e negli ultimi tre anni cominciano a mostrare una tendenza alla diminuzione: sono il 30% di tutte le IVG nel 2016, rispetto al 31.1% nel 2015. Per tutte le classi di età le straniere, comunque, hanno tassi di abortività in diminuzione, ma che restano ancora più elevati delle italiane di 2-3 volte, permanendo una popolazione a maggior rischio di abortire rispetto alle italiane.
 
In generale continuano a diminuire i tempi di attesa, pur persistendo una non trascurabile variabilità fra le Regioni. La mobilità fra le regioni e province è in linea con quella di altri servizi del Ssn: il 91.4% delle IVG nel 2016 viene effettuato nella regione di residenza, di cui l’86.5% nella provincia di residenza.
 
Riguardo l’esercizio dell’obiezione di coscienza e l’accesso ai servizi IVG, si conferma quanto osservato nelle precedenti relazioni al Parlamento: su base regionale e, per quanto riguarda i carichi di lavoro per ciascun ginecologo non obiettore, anche su base locale, considerando le singole strutture, non emergono criticità nei servizi di IVG. In particolare, emerge che le IVG vengono effettuate nel 60.4% delle strutture disponibili, con una copertura adeguata, tranne che in Campania e nella P.A. Bolzano. Il numero degli obiettori di coscienza nei consultori, pur nella non sempre soddisfacente copertura dei dati, è sensibilmente inferiore rispetto a quello registrato nelle strutture ospedaliere.
 
Rapporto tra IVG, Punti nascita e nascite. Il numero dei punti IVG è pari all’ 82% del numero di punti nascita, mentre il numero di IVG è pari a circa il 18% del numero delle nascite. Confrontando poi punti nascita e punti IVG non in valore assoluto, ma rispetto alla popolazione femminile in età fertile, a livello nazionale, ogni 10 strutture in cui si fa una IVG, ce ne sono poco meno di 12 in cui si partorisce. 
 
Carico di lavoro non obiettori. Valutando le IVG settimanali a carico di ciascun ginecologo non obiettore, considerando 44 settimane lavorative in un anno, a livello nazionale nel 2016 ogni ginecologo non obiettore ne effettua 1,6 a settimana. Anche nelle Regioni in cui si rileva una variabilità maggiore, cioè in cui si rilevano ambiti locali con valori di carico di lavoro che si discostano molto dalla media regionale, si tratta comunque di un carico di IVG per ciascun ginecologo non obiettore che non dovrebbe impegnare tutta la sua attività lavorativa. In particolare, per il 2015, delle 336 strutture IVG per le quali le regioni hanno fornito i dati, sono solo 3 quelle che presentano valori di carico di lavoro di molto superiori alla media regionale, mentre per il 2016 le strutture IVG che hanno riportato il dato sono 356 e sono 5 quelle con carichi di lavoro superiore alla media regionale.
 
Non obiettori assegnati in altri servizi. Continuano poi ad essere rilevati i ginecologi non obiettori non assegnati ai servizi IVG dalle amministrazioni locali: l’8% nel 2015, pari a 98 ginecologi, e il 6.6% nel 2016, pari a 69 ginecologi.
 
Stime in diminuzione anche per gli aborti clandestini, in calo anche grazie alla contraccezione di emergenza. Per quanto riguarda l’abortività clandestina l’Iss ha effettuato una stima degli aborti clandestini per il 2012. Il numero di aborti clandestini per le donne italiane è stimato tra i 12mila e 15mila e tra i 3mila i 5mila tra le donne straniere (stima quest’ultima effettuata per la prima volta). Stime che indicano una stabilizzazione del fenomeno negli ultimi anni, almeno per quanto riguarda le italiane (15mila erano gli aborti clandestini stimati per le italiane nel 2005), e una notevole diminuzione rispetto agli anni 80-90 (nell’1983, 72mila nel 1990 e 43 ̇500 nel 1995).
Nel 2016 l’Istat, in collaborazione con l’Iss, ha messo a punto un nuovo modello di stima con informazioni più aggiornate e più recenti su vari aspetti, ad esempio struttura della popolazione in età fertile, tendenze della fecondità, contraccezione. È stata considerata la contraccezione d’emergenza alla luce della determina dell’Aifa che ha reso possibile l’acquisto senza ricetta medica per le donne maggiorenni. Questo aspetto ha fatto sì che le nuove stime effettuate presentino valori instabili, seppur compresi in un intervallo abbastanza ristretto che va dai 10mila ai 13mila casi.
 
Ricorso alla RU486.  Per quanto riguarda l’interruzione della gravidanza attraverso l’utilizzo dell’approccio farmacologico con Mifepristone (RU486) e prostaglandine (anche definito aborto medico in alternativa all’aborto chirurgico) si evidenzia dal 2009 al 2016 un incremento continuo del loro uso e l’utilizzo ormai in tutte le Regioni. L’interruzione di gravidanza con RU486 rappresenta il 15,7% del totale delle IVG. Ci sono però variazionida Regione e Regione, sia sul fronte del numero di interventi che per il numero di strutture. Valori percentuali più elevati si osservano nell’Italia settentrionale, in particolare in Liguria (41.7% di tutte le IVG nel 2016), Piemonte (35.8%), Emilia Romagna (28.3%) e Toscana (23.7%). Queste percentuali aumentano se si considerano solo le IVG effettuate entro 7 settimane di gestazione, con circa un intervento su 2 fatto con tale metodica (53.1%). L’85.9% delle IVG effettuate con Mifepristone+prostaglandine sono avvenute entro i 49 giorni di gestazione, come indicato in Italia (Supplemento ordinario della GU del 9/12/2009).

Aborto fra le minorenni. Tra le minorenni, il tasso di abortività per il 2016 risultato essere pari a 3.1 per mille, valoreidentico a quello del 2015, ma in diminuzione rispetto agli anni precedenti (3.7 nel 2014, 4.4 nel 2012), con livelli più elevati nell’Italia centrale; i 2 ̇596 interventi effettuati da minorenni sono pari al 3.0% di tutte le IVG (erano il 2.9% nel 2015). Come negli anni precedenti, si conferma il minore ricorso all’aborto tra le giovani in Italia rispetto a quanto registrato negli altri Paesi dell’Europa Occidentale. (E.M)

(cit. Quotidiano Sanità)

Cinture Scuolabus

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Cinture obbligatorie sugli Scuolabus

Per scongiurare tragedie e incidenti migliaia di mamme chiedono la presenza obbligatoria e l’utilizzo delle cinture di sicurezza anche sugli scuolabus:


Ogni bambino che viaggia in auto deve obbligatoriamente utilizzare cinture di sicurezza e sistemi di ritenuta: purtroppo questa regolamentazione non è applicata agli scuolabus, visto che spesso ne sono privi e i nostri figli viaggiano senza nessun tipo di protezione.

Lo Stato Italiano dovrebbe rendere obbligatoria la presenza e l’utilizzo di cinture di sicurezza anche sugli scuolabus per scongiurare tragedie o incidenti con esisti drammatici. E’ in atto una petizione si change org: potrebbe bastare la tua firma per tutelare tutti i nostri bimbi!

Azioni Legali Apple

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Apple ammette di rallentare i vecchi iPhone: partono le azioni legali

La società ha ammesso la pratica di impostare una differente prestazione energetica sui modelli con batteria usurata per preservare le componenti elettroniche. Ma gli utenti accusano: una mossa per spingere a comprare nuovi telefoni

Apple cautamente ammette di rallentare le prestazioni degli iPhone più vecchi a causa delle batterie usurate da tempo per evitare spegnimenti improvvisi. E le conseguenze non tardano a venire. Negli Stati Uniti sono state avviate tre «class action» — azioni legali collettive, condotte quindi da più soggetti che chiedono una soluzione su una stessa problematica — da cittadini furibondi che accusano Cupertino di aver avuto un comportamento fraudolento nei loro confronti. Le lamentele contro Cupertino partono da Illinois, Indiana, North Carolina, Ohio e California. Raggruppate in tre corti federali.

Le class action

In uno dei documenti, quello depositato alla corte federale dell’Illinois, si fa riferimento al fatto che ai consumatori che si rivolgevano agli Apple Store per chiedere chiarimenti sui loro melafonini sempre più lenti, veniva risposto semplicemente di comprarne uno nuovo. E non di sostituire la batteria. Nonostante la società sapesse che questo avrebbe risolto il problema. Mentre in un altro, a Los Angeles, si denuncia una violazione del «contratto implicito» e una «interferenza» nella proprietà privata — ovvero gli smartphone già comprati dagli utenti. La terza, infine, nella California del Nord, si scaglia contro l’ammissione di Apple che ha «deliberatamente fatto una dichiarazione fuorviante che intendeva nascondere la natura e lo scopo di quel difetto». Nessuna risposta, per ora, da Cupertino.

L’ammissione di Apple

L’ammissione di Apple arriva dopo un dibattito nato su Reddit, e ripreso dal Guardian, che ha sollevato il dubbio che i nuovi aggiornamenti del sistema operativo iOS rallentino intenzionalmente gli iPhone più datati. Un dibattito nato dalle tante segnalazioni degli utenti e che hanno trovato risposta in analisi di esperti. Come John Pool, fondatore del sito Geekbench, che ha spostato l’attenzione sulla batteria. Spiegando che Apple non riduce intenzionalmente le prestazioni, ma imposta una differente gestione energetica. Un sistema per evitare che questi melafonini, con batteria logorata, si spengano improvvisamente, a causa di picchi di energia richiesti dalla Cpu. Cupertino ha di fatto spiegato che l’intuizione è corretta. In un commento della società si legge: «Il nostro obiettivo è offrire la migliore esperienza per i clienti, fra cui prestazioni complessive e il prolungamento della vita dei loro dispositivi. La capacità delle batterie al litio di fornire correnti di picco diminuisce quando fa freddo, quando la batteria è quasi scarica, o con l’età del componente. Il risultato è che il telefono può spegnersi all’improvviso per proteggere la componentistica. L’anno scorso abbiamo rilasciato una funzionalità per iPhone 6, iPhone 6s e iPhone SE per ridurre i picchi istantanei ai casi strettamente necessari per prevenire il problema dello spegnimento. Ora abbiamo esteso questa funzione a iPhone 7 con iOS 11.2 e prevediamo di aggiungere il supporto per altri prodotti in futuro».

In Italia il Codacons ha annunciato un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e all’Antitrust, e minaccia una class action nel caso in cui siano accertate condotte illecite. «Abbiamo deciso di rivolgerci alla magistratura e all’Antitrust affinché siano verificate anche in Italia eventuali pratiche commerciali scorrette da parte della Apple – spiega il Codacons – Se realmente i vecchi Iphone sono stati deliberatamente rallentati per modificare le scelte economiche degli utenti e spingerli ad acquistare il nuovo modello della Apple, ci troveremmo di fronte ad un palese illecito che potrebbe addirittura configurare il reato di truffa, con un danno evidente per i consumatori. Per tale motivo chiediamo alla Procura e all’Antitrust di accertare se il fenomeno dei telefonini rallentati riguardi anche gli iPhone venduti in Italia e, in caso di accertate irregolarità, il Codacons promuoverà nel nostro paese una class action contro la Apple», conclude l’associazione.

(cit. Corriere della Sera, Corriere Tv)