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Contrasto tra il tasso d’interesse quantificato in cifra numerica e quello determinato dal piano di rimborso di un mutuo: anatomia di una controversia

Il tasso effettivo di un mutuo, determinato dalla somma delle rate costituenti l’obbligazione restitutoria, de-ve essere quantificato secondo il metodo dell’attualizzazione dell’interesse semplice. La presenza delle rate di preammortamento degli interessi determina sempre un incremento del tasso effettivo, sia quando questi sia calcolato mediante l’attualizzazione ad interesse semplice che quando sia computato mediante l’attualizzazione ad interesse composto.

Il contrasto tra due tassi convenzionali e le norme sulla trasparenza

L’oggetto della sentenza in epigrafe (ndr. Tribunale Palermo, sez. V civile, sentenza 30 giugno 2016) è il contrasto tra il tasso d’interesse determinato in cifra numerica e quello che si ricava dal complesso dell’obbligazione di pagamento in un contratto di mutuo agevolato. Avviato il procedimento civile, il giudice disponeva una prima CTU dimostratasi insufficiente. All’esito della CTU integrativa che determinava al 20,01% il tasso effettivo del piano di rimborso del mutuo di cui alla sentenza in epigrafe, maggiore e diverso dal tasso del 13,70% anch’esso convenuto contrattualmente, il Tribunale di Palermo decideva per la nullità parziale del contratto. Secondo la pronuncia palermitana, siffatta pattuizione della misura dei frutti costituisce un difetto di trasparente rappresentazione dell’entità del corrispettivo complessivo dovuto dal mutuatario per le somme ricevute in prestito. In conseguenza di ciò il giudice panormita statuisce che tale divergenza integra la violazione dell’art. 117, comma 4, D.Lgs. n. 385/1993 e di conseguenza applica la sanzione di cui al comma 6 dell’art. 177.

Non risultano precedenti in merito.

Vale la pena di approfondire analiticamente questo “trial”, che si conclude con una sentenza d’interesse generale: con ricadute virtualmente estese non solo a tutti i mutui che recano il preammortamento degli interessi nel piano di rimborso, ma anche a quelli che, essendone sprovvisti, prevedono il pagamento anticipato degli interessi.

La prima CTU ed il contratto di mutuo

Dalle consulenze tecniche disposte dal G.I. nell’ambito del procedimento che ha condotto alle sentenze in epigrafe, emerge che in data 25 agosto 1995 una banca eroga a mutuo la somma di Lit. 575.618.117 ad una azienda agricola che rientra nei parametri stabiliti dal D.L. 6 dicembre 1990, n. 367 “Misure urgenti a favore delle aziende agricole e zootecniche danneggiate dalla eccezionale siccità verificatasi nell’annata agraria 1989-1990” convertito nella L. 30 gennaio 1991, n. 31 (Saccomandi). Si destina tale somma al pagamento di passività pregresse, costituite da capitale ed interessi, che vedono il mutuante come il principale creditore. La norma citata stabilisce che la Regione Sicilia contribuisca a pagare il 75% del totale della quota interessi corrispettivi.

Secondo questo schema, di fatto, ad un unico mutuante si giustappongono due altri contraenti mutuatari: il privato imprenditore agricole e la Regione Sicilia.

Sempre dalla CTU, e sue successive integrazioni, emerge che la misura degli interessi con cui sarà remunerata la banca mutuata è convenuta al tasso del 13,7%. In tal modo, secondo il contratto, la somma mutuata sarà restituita, e gli interessi pagati, al mutuante da sei rate di preammortamento semestrali di Lit. 39.321.814 e sette rate di ammortamento, comprensive di capitale ed interesse, quantificate in Lit. 133.001.595. Dedotto il contributo pubblico, il mutuatario imprenditore agricolo si obbliga a pagare le sei rate di preammortamento degli interessi al tasso del 3,5% oltre alle sette rate di ammortamento, calcolate al medesimo tasso, e quantificate in Lit. 81.320.735.

Ne consegue, fatto notevole, che l’ammontare della sovvenzione in conto interessi a carico dell’erario ammonta a Lit. 529.878.051, quasi pari al capitale mutuato. Si sovvenziona la banca piuttosto che l’azienda agricola in difficoltà.

Al contratto di mutuo non è allegato nessun piano di ammortamento (se si esclude l’indicazione che le prime sei rate pagano solo gli interessi), inteso come ripartizione, per ciascuna rata, della quota destinata al rimborso del capitale e di quella atta a pagare gli interessi. In conseguenza di ciò, al fine di rispondere al quesito postogli dal G.I. il CTU, nella sua prima relazione, deduce che, applicando il “piano di ammortamento francese, metodo di rimborso del debito tra i più diffusi”, il tasso effettivo del piano di rimborso è pari al 13,7% contrattualmente convenuto. Il CTU afferma altresì che, applicando l’ammortamento in capitalizzazione semplice, le sette rate annuali di c.d. ammortamento sono determinate in Lit. 114.167.854 in luogo di Lit. 133.001.595 quantificate nel contratto. In ambedue le ipotesi non si tiene conto dell’incidenza delle sei rate semestrali di c.d. preammortamento degli interessi.

Tuttavia, e subito dopo, riguardo all’ammortamento francese il CTU scrive, come si legge sulla sentenza parziale (non definitiva): “Gli interessi via via maturati vengono integralmente pagati al momento della scadenza di ciascuna rata, senza che gli stessi formino oggetto di capitalizzazione, non producendo quindi alcun effetto anatocistico”.

La CTU integrativa ed il tasso effettivo dell’obbligazione restitutoria

Su sollecitazione di parte attrice il G.I. dispone un supplemento di indagine ordinando al CTU di rispondere, tra gli altri, al quesito seguente: “Dica il CTU quale è il Tasso Effettivo calcolato secondo il regime della progressione aritmetica che rende uguali l’importo dato a mutuo con la somma delle rate quantificate dal piano di rimborso del contratto di mutuo di cui è causa”.

Tale disposizione è coerente con l’univoca giurisprudenza della Corte di cassazione la quale ha più volte stabilito che il “debito derivante dal mutuo fondiario, in cui l’incontestata circostanza della sua rateizzazione in più versamenti periodici di un determinato importo, non poteva che fare considerare, indipendentemente dalla durata del rapporto negoziale, queste prestazioni come l’adempimento parziale dell’unica obbligazione” Cass. n. 1110/1994 (che richiama Cass. n. 2214/1968; Cass. n. 1546/1965). Tale statuizione è ribadita da Cass. n. 17798/2011: “il pagamento di ratei di mutui configura un’obbligazione unica”. Di conseguenza anche gli interessi di c.d. preammortamento entrano nella determinazione del tasso d’interesse che scaturisce dal montante delle rate -obbligazione unica- così come esse sono quantificate dal contratto di mutuo.

In tema di determinazione del tasso effettivo di un prestito si è recentemente espressa la Corte di giustizia dell’Unione europea. La sentenza nella causa C-42/15 (ECLI:EU:C:2016:842), del 9 novembre 2016 ha statuito che ai fini della determinazione del tasso effettivo non è necessario che il contratto contenga una “tabella di ammortamento” (punto 54) essendo determinante indicare “soltanto l’importo, il numero e la periodicità dei pagamenti” (punto 52).

È necessario precisare che il tasso effettivo applicato ad un mutuo è determinato dall’obbligazione di pagamento o piano di rimborso e non dal piano di ammortamento. Questi ha, infatti, la funzione di distinguere quanta parte di capitale rimborsa e quanta parte di interessi paga ciascuna, singola rata. In assenza della quantificazione delle rate che rimborsano il capitale prestato e pagano i frutti non può esservi nessun piano di ammortamento. Quest’ultimo può dirci se si è applicata la legge dell’interesse semplice o composto. Il tasso effettivo di un mutuo dipende dal metodo con il quale si è quantificata l’entità delle rate costituenti l’obbligazione di pagamento o piano di rimborso.

Il nuovo quesito posto al CTU è in linea con l’art. 820 c.c. (il capitale è l’obbligazione principale distinta da quella accessoria degli interessi); l’art. 821 c.c. (gli interessi si producono giorno per giorno secondo la progressione aritmetica), l’art. 1283 c.c. (divieto di anatocismo) e l’art. 1284 c.c. (il tasso d’interesse è il rapporto tra questi ed il capitale). Ciò che in matematica corrisponde alle caratteristiche del regime dell’interesse semplice, detto anche legge proporzionale o lineare per la quale gli interessi si producono secondo la progressione aritmetica (1, 2, 3, 4…) e sul piano cartesiano si rappresenta con una retta. Per la legge degli interessi semplici l’operazione finanziaria non è scindibile[1]: è unica ed indivisibile, ciò che è in perfetta coerenza con quanto statuisce la Cassazione in merito, come attestano gli arresti sopra citati. Secondo la legge dell’interesse semplice i frutti non si sommano mai al capitale per generare altri interessi; e si capitalizzano e si pagano -scadono- solo al termine del periodo di finanziamento.

Al contrario, il regime degli interessi composti, o legge esponenziale secondo la quale gli interessi di producono secondo la progressione geometrica (2, 4, 8, 16…) sul piano cartesiano si rappresenta con una curva con la concavità rivolta verso l’alto. Esso è scindibile e gli interessi si capitalizzano periodicamente confondendosi col capitale, per produrre altri interessi.

La presenza in un piano di rimborso delle rate di c.d. preammortamento degli interessi stabilisce che detto piano è informato alla legge dell’interesse composto. Esse costituiscono il pagamento anticipato degli interessi sulla intera somma prestata, per un periodo più o meno lungo, senza che alcuna parte del capitale mutuato sia rimborsata. Il preammortamento degli interessi costituisce sempre un aggravio dei costi. Perché si possa concepire un tal sistema di pagamento si deve presupporre la scindibilità dell’operazione e la capitalizzazione anticipata degli interessi. Ciò che è coerente con le regole dell’interesse composto ma è contrario a quanto richiede la legge dell’interesse semplice che presuppone l’inscindibilità ed il pagamento degli interessi solo alla fine del periodo di finanziamento. È, questa, una nozione antica in quanto gli interessi “Sono di merito semplice quando gl’interessi non si esigono che nel pagamento finale, e le somme che ricevonsi a conto si mettono tutte ad estinzione del capitale”[2].

Tornando al quesito, esso è l’enunciazione della formula dell’operazione di attualizzazione ad interesse semplice (Present Value) che ci dice quanto vale ora un debito (o un investimento) futuro. Con il mezzo di essa è possibile conoscere il tasso effettivo (che esprime tutti i costi) di un prestito. Al contrario della formula dell’attualizzazione ad interesse composto che, producendo la composizione degli interessi, non è in grado di quantificare il costo dell’anatocismo.

Divergenza tra i tassi convenuti e nullità parziale del contratto

All’esito della consulenza tecnica integrativa l’ausiliare del giudice, usando la formula dell’attualizzazione ad interesse semplice, quantifica al 20,01% il tasso effettivo determinato dal montante delle rate costituente il piano di rimborso del contratto di mutuo oggetto di causa. La misura degli interessi dell’obbligazione di pagamento è maggiore e diversa dal tasso d’interesse espresso in cifra numerica che le parti hanno convenuto, il quale è stato determinato nella misura del 13,70%.

La sentenza non definitiva attribuisce la causa di questo incremento di tasso determinato dal piano di rimborso alla presenza degli interessi di preammortamento: “il lungo periodo di preammortamento, (…) durante il quale il capitale non forma oggetto di restituzione sì che sulla sua interezza vengono calcolati gli interessi – al saggio convenuto -, determina una sensibile lievitazione del costo finale dell’operazione economica”. Il che, anche se non è tutta la verità, è indubbiamente vero. Il preammortamento degli interessi, sia che si determini il tasso mediante l’operazione di attualizzazione ad interesse semplice che ad interesse composto, causa sempre un aggravio dei costi con conseguente incremento del tasso. Come si è scritto dianzi, il regime dell’interesse semplice prevede il pagamento degli interessi al termine del periodo di un finanziamento. Per contro, dal pagamento anticipato dei frutti si deduce che il piano di rimborso è informato alla legge dell’interesse composto. L’aggravio dei costi determinato dal pagamento anticipato degli interessi (tali sono le rate preammortamento) determina un incremento del tasso effettivo di una operazione finanziaria. Se si è in possesso di una cambiale (o una fattura, o altro titolo) ad una anno di euro 100 e la si presenta in banca per lo sconto questa, applicando il tasso di sconto del 10%, verserà in contanti al possessore euro 90 mentre riceverà alla fine dell’anno euro 100. In realtà, scrive il Mazzoni in coerenza con quanto afferma il Soave, gli euro 100 che la Banca ha prestato per un anno, fruttando euro 10 danno alla banca l’interesse dell’11,111%. “È questa una operazione che può considerarsi ad interessi anticipati”[3].Anche l’ammortamento alla francese può considerarsi una operazione ad interessi anticipati poiché i frutti sono calcolati sull’intero capitale residuo e non sulle quote di capitale che via via sono pagate.Poniamo di ricevere a mutuo euro 100 e di restituirli mediante quattro rate semestrali (il periodo di finanziamento è di 24 mesi) di euro 25 oltre agli interessi corrispettivi che matureranno al tasso del 10%. Imputando i pagamenti, come sostiene il Soave, ad estinguere il capitale, ed applicando il regime dell’interesse semplice per il quale gli interessi sono esigibili solo alla fine del periodo di finanziamento occorre calcolare i frutti che maturano giorno per giorno. Sino al pagamento della prima rata gli interessi saranno del 10% annuo calcolati su euro 25 e sono quantificati in euro 1,25; dopo 12 mesi saranno calcolati sempre su euro 25 al 10% e saranno pari a euro 2,50; così dopo 18 mesi saranno di euro 3,75 ed infine saranno di euro 5, per un totale complessivo di euro 12,50. L’importo della I rata è euro 26,25; della II è euro 27,50; della III è di euro 28,75; della IV di euro 30,00. Applicando il criterio dell’attualizzazione ad interesse semplice stabilito dal quesito integrativo di cui sopra, il TEG è pari al 10%.Al contrario, nella dinamica del pagamento degli interessi anticipati, propria sia dell’ammortamento italiano che francese, gli interessi sullo stesso prestito saranno quantificati sul capitale residuo. In tal modo avremo che sino alla scadenza della prima rata i frutti saranno del 10% calcolati su euro 100 e sono quantificati in euro 5; dopo 12 mesi sono calcolati su euro 75 ed ammontano ad euro 3,75; dopo 18 mesi sono calcolati su euro 50 ed ammontano ad euro 2,50; dopo 24 mesi sono calcolati su euro 25 e si quantificano in euro 1,25 per un totale di euro 25. L’importo della I rata è di euro 30; della II di euro 28,75; della III di euro 27,25, della IV di euro 26,25. Sebbene l’ammontare degli interessi sia il medesimo, in questa seconda ipotesi il tasso effettivo, calcolato secondo il metodo dell’attualizzazione ad interesse semplice, è del 10,50% in luogo del 10% con una maggiorazione pari al 5% della misura dei frutti che è fatta in “ragione di anno” (art. 1284 c.c.). Tale incremento del tasso è dovuto al fatto che i frutti sono pagati anticipatamente e non alla fine del rapporto. Che il pagamento anticipato degli interessi (di preammortamento o di ammortamento) determini un incremento del tasso effettivo di un’operazione finanziaria si evince anche da un altro esempio. Se si è in possesso di una cambiale (o una fattura, o altro titolo) di euro 100 con scadenza ad un anno e la si presenta in banca per lo sconto, questa, applicando il tasso di sconto del 10%, verserà in contanti al possessore euro 90, mentre riceverà alla fine dell’anno euro 100. In realtà, come scriveva il Mazzoni, i 100 euro che la banca ha prestato per un anno, fruttando euro 10, danno alla banca l’interesse dell’11,111%. “È questa una operazione che può considerarsi ad interessi anticipati”[4].Si può concludere, ed è questa in sostanza la portata della sentenza in epigrafe, che è possibile che il creditore chieda di pagare anticipatamente gli interessi (ex art. 1194 c.c.) ma tali pagamenti devono essere scontati in proporzione da quelli successivi affinché si abbia una costanza della misura degli interessi.L’art. 1194 c.c. è norma dispositiva e non imperativa e ex art. 1346 c.c. non si può, con il mezzo di essa, violare i precetti imperativi contenuti negli art. 1283, 1284 c.c. e 117 T.U.B. Questo, in sintesi, sembra sostenere il giudice di Palermo.

(cit. articolo di Gianni Colangelo, tratto da Danno e responsabilità (n. 1/2017), Ipsoa.

[1] M. Caliri, Matematica Finanziaria, Torino, 2001, 62 e 63 Bortot et al., Matematica Finanziaria, Milano, 1998, 85; F. Cacciafesta, Matematica finanziaria, Torino, 2013, 57.

[2] F. Soave, Elementi d’aritmetica, II, Milano, 1790; ed. 1822,123.

[3] P. Mazzoni, Compendio di Matematica Finanziaria e Attuariale, Firenze, 1953, 16.

[4] P. Mazzoni, Compendio di Matematica Finanziaria e Attuariale, Firenze, 1953, 16.